Durante l’estate 2009 ho letto Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante di Douglas Hofstadter.
Libro di cui sono venuto a conoscenza grazie alla sua popolarità in rete su forum e siti internet inerenti l’informatica e la matematica… inoltre ho saputo, successivamente, che ne ha parlato uno dei miei professori alla fine di una lezione…

Cercando di approfondire le tematiche trattate in questo libro, ho trovato un breve saggio di Piergiorgio Odifreddi: IL TEOREMA DI GöDEL E L’I.A.
che inizia così:

Due libri (Gödel, Escher e Bach di Douglas Höfstadter, e La nuova mente dell’imperatore di Roger Penrose) hanno contribuito a tener vivo, negli anni ’80, il dibattito sull’Intelligenza Artificiale.

Ho interrotto immediatamente la lettura: “Inutile leggere commento comparativo di due libri, avendone letto solo uno!”

Ho dunque letto anche La mente nuova dell’imperatore di Roger Penrose.

COMMENTI:

  • GBE: un’eterna ghirlanda brillante
    Coinvolgente(e sconvolgente)! Uno zapping televisivo su una ipotetica TV fatta di fanta-canali monotematici(Musica Classica Channel, Bio Channel, Arte Channel, ecc..) differenti, ma in cui tutti sembrano parlare dello stesso argomento.
    Con simpatici intermezzi, tra un canale e l’altro, riportanti i dialoghi tra Achille e la Tartaruga(e altri personaggi).
    I dialoghi sembrano pause per far rilassare il lettore, tra un capitolo l’altro, ma in realtà sono riepiloghi e preludi velati, delle tematiche trattate.
    Gli argomenti trattati sono tanti, forse troppi(a detta di alcuni), sicuramente tutti ben collegati.
    Fulcro di tutto “dovrebbe essere” l’Intelligenza artificiale(IA), spesso ho creduto che invece fosse “l’intelligenza umana”.
    Spudoratamente a favore della IA, Hofstadter, cerca ci creare un parco tematico per avvalorare la sua tesi.
    Tra gli aspetti che a suo parere dovrebbe spingere la ricerca della “artificializzazione” dell’intelligenza, è l’utilizzo non proprio usuale, del teorema di Gödel.
    Tralascio la spiegazione di tale teorema e di come viene utilizzato nei due testi, perché non ritengo di possederne appieno le capacità, ma sopratutto perché è fatta in maniera molto chiara nella nota di Odifreddi linkata.
  • La mente nuova dell’imperatore
    Questo libro, che sin da subito dichiara di essere sfavorevole alla comparazione di mente umana e intelligenza artificiale, può essere diviso in due parti:

    1. tesi dell’autore in merito all’argomento(ultimi 2-3 capitoli)
    2. definizione degli strumenti utilizzati dall’autore nella sua tesi, per chi non tratta tutti i giorni argomenti quali Test di Turing, nozioni matematiche(anche qui viene tirato in ballo Gödel), leggi della fisica(da Newton alla fisica moderna), spazi di Hilbert principi vari ecc..(primi 7-8 capitoli)

    Non nascondo che la lettura e la comprensione dei primi 8 capitoli, seppur interessanti, seppur scritti con un chiaro obiettivo divulgativo e seppur contenenti molti riferimenti ad argomenti di cui avevo già una minima conoscenza(alcuni presenti anche nel libro di Hofstadter), non è stata un impresa facile.
    Indubbiamente in questo è stato più bravo Hofstadter.
    Forse Penrose ha preferito non lasciare nulla di non detto e dunque esporre le sue idee, che ovviamente sono modellate sulla base della sua esperienza lavorativa in campo fisico-matematico, non precludendone la lettura ai soli addetti ai lavori.
    Detto ciò, dovendo commentare solo gli ultimi due capitoli, è inutile negare che la rigorosità che pare evidente, tende a scoraggiare gli sforzi di chi continua a sperare in una vera IA.

  • IL TEOREMA DI GöDEL E L’I.A.
    Dopo aver letto anche il libro di Penrose, ho potuto leggere anche il commento di Odifreddi.
    Ovviamente, un matematico come Odifreddi, non poteva non notare l’utilizzo del Teorema di Gödel al di fuori del suo utilizzo usuale.
    Peraltro utilizzato da entrambi gli autori per lo stesso argomento, ma con deduzioni differenti, opposte.
    Per molti può risultare curioso, per un matematico è ovviamente impoponibile.
    È presente anche un suo un breve parere sull’IA. Molto più conciso e diretto dei due autori, Odifreddi, crede che l’IA deve essere intesa come simulazione di attività celebrali umane, ma non si può parlare di un equivalenza cervello-macchina(anche intesa come hardware+software).

CONCLUSIONI:
Dopo questa ondata di pareri autorevoli è difficile schierarsi, ma è più semplice chiedersi: “perché schierarsi?”
Infondo volendo tira in ballo anche io Gödel, ma non i sui teoremi, egli ha risposto ad una domanda dimostrando che fosse impossibile rispondervi(MOLTO GROSSOLANAMENTE).
Ma questo non vuol dire che tutto il lavoro svolto sino ad allora, teso a trovare la risposta, fosse stato inutile. (cfr al Problema della decisione)
Quindi, secondo me, può anche darsi che sia impossibile riprodurre totalmente la mente umana tramite un calcolatore, ma è anche vero che nessuno(che io sappia) ha ancora dimostrato che sia impossibile comprendere per l’uomo come “funziona” l’uomo.
Credo che in tal caso, diventerebbe molto più semplice simularne i comportamenti, anche se resterà ad esempio impossibile simularne le emozioni.
Ma infondo è davvero così importante creare una macchina con emozioni?
Le macchine devo servire a compensare i nostri difetti, non serve implementarvi anche tutti i nostri pregi(come i sentimenti), sempre se essi siano davvero un pregio.
Se le macchine sono in grado di eseguire calcoli veloci; comprende quali tra tantissimi testi sia di nostro interesse indicandogli solo alcuni termini; capire a che categoria appartiene un immagine, un testo, o documento contenente immagini e testo, fornendogli solo degli esempi di tale categoria; ed altre abilità implementate, che non ho avuto ancora il piacere di conoscere… Perché non ammettere che ci si trova di fronte ad esempi di intelligenza simulata, solo perché la macchina non esulta o non si offende quando crediamo che abbia eseguito un buon o un cattivo lavoro?
Infine, è inutile non ammettere che sin dal principio tutte le attività cerebrali simulate dalle macchine, sono mediamente più efficienti delle corrispondenti attività umane.
Che non siano proprio gli aspetti ancora ignoti dell’uomo, quali i sentimenti, a rendere le macchine meno esposte ad errori e lentezze?
Dato che a quasi partirà di “hardware”(cfr. alle descrizioni dell’attività neurale in Penrose e Hofstadter), noi siamo più lenti e sbagliamo più spesso a differenza loro che però non vantano emozioni e deduzioni autonome.
Io credo che sia un ottimo compromesso e che non debba pertanto limitare gli studi nel campo della IA.

MORALE:
Se credete come me di trovare risposte in questi libri, non leggeteli!…
Al meno che, non si è pronti a correre il rischio di essere indotti a porsi altre domande.

P.s. Divertente scelta della casa editrice Adelphi dell’edizione italiana del libro di Hofstadter che possiedo, di inserire in copertina(sulla destra) una rivisitazione del titolo GBE all’interno del triangolo impossibile di Penrose!(sulla sinistra) Forse non sapevano delle loro differenti vedute sul tema. 😀

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